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Il passaggio da Equitalia ad Agenzia delle Entrate Riscossioni

Nel 2017, come noto, è avvenuto il “passaggio di consegna” da Equitalia all’Agenzia delle Entrate Riscossioni, con il passaggio dei crediti di Equitalia e delle cartelle notificate sotto la competenza del nuovo ente.

In poche parole, equitalia è stata abolita, e il nuovo ente che l’ha sostituita, assorbendone le funzioni, si chiama Agenzia delle Entrate Riscossioni. Il passaggio è avvenuto nel 2017, con effetto dal primo luglio di quell’anno, grazie al Decreto Legge 22 ottobre 2016 n. 193.

L’Agenzia delle Entrate Riscossioni è un organismo che svolgerà gli stessi compiti della vecchia Equitalia, ma che sarà molto più forte e con possibilità di svolgere delle indagini assai più approfondite rispetto al vecchio ente. Solo per fare un esempio, l’Agenzia delle Entrate Riscossioni può addirittura richiedere l’accesso alle informazioni bancarie, cosa che Equitalia non poteva fare.

Ma come funziona la nuova Agenzia delle Entrate Riscossioni?

Questo ente è posto sotto la vigilanza del Ministero dell’Economia e delle Finanze, e si occupa appunto dell’accertamento della riscossione (quindi di valutare chi siano i debitori rispetto ad essa) e anche della fase della riscossione coattiva.

 

Cosa cambia rispetto ad Equitalia? 

Ci sono delle sostanziali differenze tra le due istituzioni; la prima è che mentre Equitalia era un soggetto privato, l’Agenzia è invece un ente pubblico. Il nuovo ente, come abbiamo detto, è caratterizzato da poteri d’indagine molto più penetranti rispetto a quelli permessi ad Equitalia.

Ad esempio, come si è già accennato, l’Agenzia delle Entrate Riscossioni può avere accesso alle banche dati ed ottenere tutte le informazioni che gli occorrono – dati sul rapporto di lavoro, informazioni INPS, i conti correnti attivi con delle somme dalle quali prelevare quanto dovuto per saldare il debito, e via dicendo – allo scopo di rendere effettiva la sua opera di riscossione.

L’Agenzia delle Entrate Riscossioni, rispetto ad Equitalia, ha a disposizione degli strumenti che le permettono di trovare più facilmente i redditi nascosti al fisco e di conoscere a tutto tondo l’attuale situazione finanziaria del debitore, per procedere all’esecuzione se necessario.

Non solo: con l’Agenzia delle Entrate Riscossioni sembra rinnovarsi anche lo strumento (già esistente nell’ordinamento ma poco usato) del pignoramento del conto corrente laddove siano andati a vuoto i tentativi di recupero delle somme di denaro tentate dall’ente. Se il contribuente, insomma, ignora le cartelle esattoriali, gli avvisi bonari e le intimazioni, e non contesta le cartelle, allora si potrà procedere al pignoramento del conto.

 

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